Articoli per la tag “adventure books” · pagina 2
16
Apr

The Adventures of Giuseppe Tucci, the Indiana Jones of Mussolini

554041_10151489813174745_460085257_nWho can forget the archaeologist and adventurer, Dr. Henry “Indiana” Jones? Well, Giuseppe Tucci was not only a famed archaeologist and adventurer, but a famed scholar, a famed explorer, a famed collector of manuscripts and artworks, a famed spokesman for Mussolini in India, Nepal, and Japan (where his propaganda activity was fundamental to the diplomatic relations that led to the Anti-Comintern Pact, which Italy joined on November 6, 1937), a spy for the Fascist Regime, and for all his life a renowned lady-killer

And his adventures as a scholar, archaeologist, and president of the Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Italian Institute for the Middle and Far East - IsMEO, later ISIAO, and now closed) continued beyond the days of Fascism and into the Democrazia Cristiana, the Christian Democracy—a political party co-founded and later led by Giulio Andreotti, who for 37 years supported Tucci’s undertakings.

Below is an interview I gave to Federico Chitarin, Le imprese di Giuseppe Tucci, l’Indiana Jones di Mussolini, in Memori Mese-Mensile, October 24, 2012. It’s a short biography of Tucci. Happy reading!

Le imprese di Giuseppe Tucci, l’Indiana Jones di Mussolini

Esploratore, studioso, archeologo, erudito e anche spia: è Giuseppe Tucci, una figura mista tra eroe cinematografico e astuto diplomatico, principale artefice della costruzione dei rapporti tra Italia e Paesi asiatici nel Novecento, prima per conto del regime fascista e poi sotto le insegne della Democrazia Cristiana. A fare piena luce sulle imprese di questo personaggio importante e al tempo stesso misterioso, finito improvvisamente nel dimenticatoio collettivo dopo la sua morte avvenuta nel 1984, è Enrica Garzilli, autrice dell’inedita e corposa opera “L’esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini ad Andreotti” edito da Memori-Asiatica Association. “Una figura unica nella storia- afferma l’autrice in un’intervista al giornale on line Memori Mese- non esiste infatti oggi un esploratore, studioso e politico al pari di Giuseppe Tucci, né in Europa né nel resto del mondo, per vastità di operato e per profondità. Con la sua opera ha spalancato le porte della conoscenza dell’Asia all’Europa – e viceversa.” Saggio storico e al tempo stesso romanzo d’avventura, il libro contiene documenti e carteggi inediti (uno su tutti lo scambio fra Tucci e Andreotti), interviste (a Fosco Maraini, allo stesso Andreotti, a Filippani-Ronconi e a significativi personaggi in Nepal e in India) e foto originali. Il testo è già disponibile nelle principali librerie on line, Amazon compresa.
Chi era Giuseppe Tucci? Da dove nasce l’idea di scrivere un libro sulla sua storia e le sue imprese? Quali caratteristiche ha inteso metterne in risalto? Da che prospettiva?
La prima idea di scrivere la storia di Giuseppe Tucci (1894–1984) nasce da alcune lettere in sanscrito che lui scrisse al pandit Hem Raj Sharma (1879–1953), precettore reale del Nepal, delle quali sono venuta in possesso tra la fine del 1998 e gli inizi del 1999. Tucci fu l’esploratore dei paesi dell’Himalaya durante il regime fascista e negli anni d’oro della Democrazia Cristiana, quando questi paesi erano ancora vietati agli stranieri, conobbe un gran numero di lingue antiche e moderne, fu vorace studioso e insaziabile collezionista di libri, manoscritti e opere d’arte e reperti archeologici buddhisti, induisti e bon dell’Asia centrale, meridionale e orientale, dall’Iran al Giappone, professore di Lingua e letteratura cinese all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e, in seguito, di Filosofie e Religioni dell’India all’Università di Roma, accademico della Reale Accademia d’Italia e promotore della fondazione dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), di cui tenne la presidenza dal 1947 al 1978.
Alla fine degli anni Trenta fu la punta di diamante della politica di propaganda di Mussolini in Asia, tanto che la sua forte azione culturale fu lo strumento che accompagnò, e talvolta precedette, la diplomazia ufficiale. Fondò il Museo Nazionale d’Arte Orientale e negli anni Cinquanta dette inizio all’archeologia italiana in Asia. Andò in Nepal, primo italiano dopo i missionari del XVIII secolo, e vi compì cinque spedizioni; altre otto ne compì in Tibet. Così, scrivere di lui significa scrivere anche su molte altre figure che incrociò lungo il suo cammino. Per esempio Hem Raj, quello che il grande buddhologo e indologo Rahul Sankrityayan nel 1957 chiamò «l’enciclopedia del Nepal». La sua immensa biblioteca – la più grande biblioteca privata dell’Asia centrale e meridionale –, i suoi insegnamenti, i suoi consigli e la sua mediazione politica furono di indispensabile aiuto a Tucci e ad altri grandi studiosi. E poi Giovanni Gentile e Giulio Andreotti; e Carlo Formichi, suo professore di sanscrito all’università e suo maestro, il premio Nobel Rabindranath Tagore, Sylvain Lévi, William F. Thomas, Rahul Sankrityayan e Vishnu Sukthankar, solo per citarne alcuni – che forgiarono la cultura orientalistica della prima metà del secolo scorso.
Carlo Formichi, Giovanni Gentile e Giulio Andreotti furono i tre personaggi chiave nella vita di Tucci, senza i quali non avrebbe potuto raggiungere i traguardi che raggiunse. E anche Nobel Rabindranath Tagore e il generale nepalese Kaiser Shamsher Rana. Questa biografia sarebbe incompleta se non incorporasse la relazione che ebbe con personalità che lui conobbe, o che ebbero rapporti decennali con lui, come Gandhi, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, Pandit Nehru, Indira Gandhi, Fosco Maraini, Subhas Chandra Bose, Aldo Capitini, Surendra Nath Dasgupta, Mircea Eliade, Julius Evola, Karl Haushofer, Prassitele Piccinini, Pio Filippani-Ronconi e altri, che ebbero un peso non indifferente nel dibattito culturale del tempo e, in molti casi, furono anche protagonisti del dibattito politico e religioso. Oltre che di questi, parlerò di noti intellettuali come Sibilla Aleramo, Mario Carelli, Alexandra David-Néel, Dilli R. Regmi, Rishikesh Shaha e altri, come lo sherpa Tenzing, che entrarono e parteciparono tutti, in vario modo, alla vita di Tucci.
Giuseppe Tucci fa da ponte tra due lunghe ed importanti fasi della storia italiana.
Che utilizzo fecero il fascismo prima e la Democrazia Cristiana poi della sua figura? 
Il fascismo lo usò per la propaganda in Italia e la propaganda in Asia, viste le mire di benito Mussolini sull’India, che voleva diventasse “futuro dominion”. Le sue imprese (le esplorazioni in Tibet, 8 fino al periodo fascista, e 4 Nepal, a caccia di manoscritti, reperti archeologici, staue, thangka cioè rotoli buddhisti dipinti ecc.) davano lustro al Regime in Italia e all’estero. Inoltre Mussolini sin dal 1921 voleva che l’Impero fascista si sostituisse all’Impero britannico in Asia, di cui l’India era il gioiello. Giovanni Gentile, con cui Tucci ebbe stretti rapporti dal 1917-18 al 1944, quando il filosofo fu ucciso, sosteneva la politica personale di Benito Mussolini di mire di conquista in Asia (che differiva da quella cauta verso l’Impero britannico del governo di Mussolini). Se dal 1921 Mussolini aveva in mente di sostituire a livello commerciale il British Raj in India con l’Impero fascista, pian piano in lui si fece strada l’idea di sostituirlo anche a livello coloniale. La sua politica estera guardava ai paesi non occidentali come a paesi di conquista perché erano il naturale sbocco economico degli italiani. Gli italiani portavano sì la loro azione coloniale e “colonizzatrice”; ma, soprattutto, l’Asia e l’Africa rappresentavano un mercato per l’impiego di forza lavoro. Inoltre, i gruppi di italiani leali al regime, se ben inseriti a livello locale, potevano rappresentare comode pedine per controllare la politica estera e fare propaganda. Più generalmente era importante che i fascisti fossero presenti sul territorio straniero. Nel 1936 Mussolini aprì anche The Glance, un giornale a Bombay, per iniziativa di alcuni musulmani, lo finanziò e mise in redazione due gerarchi.
Il 16 febbraio 1933 Gentile divenne il fondatore e presidente dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO, diventato poi ISIAO e ora forse dfinitivamente chiuso), promosso da Giuseppe Tucci e fondato come ente morale alle dipendenze del Duce. Tucci ne divenne vice presidente esecutivo e dopo la morte di Gentile, la chiusura dell’IsMEO e il commissariamento, l’epurazione di Tucci dall’università e la sua reintegrazione, nel 1947 riaprì con Tucci presidente. Andreotti sostenne la reintegrazione di Tucci e la riapertura dell’IsMEO, anche se non ne faceva parte. L’IsMEO accompagnò e sostenne a livello culturale e politico la politica italiana in Asia. Tucci duranre il fascismo fu il principale “esecutore” in loco, nonché rappresentante, di questa politica.  Organizzava anche la propaganda presso gli studenti asiatici in Italia, per cui Mussolini organizzò due sontuose conferenze.
Come culmine della sua azione politica, agli inizi del 1937 Tucci fu mandato in Giappone come rappresentante del governo per preparare a livello diplomatico e di propaganda l’adesione dell’Italia al Patto Anti-comintern, che anticipò il Patto Tripartito. Dette anche un discorso alla radio recando al popolo il saluto del Duce in giapponese. Il discorso fu trasmesso «fino nel Manciukuò», cioè la Manciuria, lo stato fantoccio riconosciuto da Mussolini e di cui il Giappone aveva riconosciuto l’indipendenza il 15 settembre 1932, garantendosi allo stesso tempo particolari privilegi e, di fatto, mettendolo sotto il proprio controllo. Negli anni antecedenti l’Ismeo e Tucci stesso pubblicavano libri e articoli sul Giappone.
Con Andreotti Tucci continuò l’attività di politica culturale dell’IsMEO, che divenne l’organo della Track II diplomacy, cioè della diplomazia ufficiosa che accompagna, e spesso precede, l’attività diplomatica ufficiale. Per esempio Andreotti nel 1951 lo portò con sé in una missione ufficiale in Brasile, insieme a Nicola De Pirro, direttore generale dello Spettacolo (con l’intento di fare propaganda per i film italiani). per l’inaugurazione dell’Unione latina per la prima Biennale d’arte contemporanea.
Nel 1957 Tucci riuscì a inviare una missione culturale dell’IsMEO in Cina, tredici anni prima del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra quel paese e l’Italia. E gli ottimi rapporti dell’IsMEO con la Cina sono continuati per tutto il tempo che è stato aperto l’ISIAO ex IsMEO. Infatti il Dalai Lama, che nel 1948 aveva ospitato Tucci a Lhasa e gli aveva affidato alcuni preziosi testi buddhisti, nel 1973 venne a Roma come profugo: il Vaticano lo ospitò ma Tucci non andò a fargli visita e l’IsMEO non fu coinvolto, probilmente per non scontentare la Cina. Una cosa che fu notata e criticata su vari quotidiani come Il Tempo.
Che tipo di lavoro di ricerca c’è alla base di questo libro?
Quali difficoltà ha incontrato?
Ricerca archivistica specie in India, in Nepal, in Italia, in Inghilterra, in USA, ricerca su fonti e documenti, interviste, ricostruzione della storia non solo di Tucci ma della politica dell’Italia fascista, che era ferma a Renzo De Felice, ricerca di foto originali dell’epoca (anche di Gandhi a Palazzo Venezia a Roma e di Tagore) e disegni delle mappe dei viaggi in India e delle spedizioni, 8 in Tibet e 5 o 6 in Nepal, con l’aiuto di un giornalista inforgrafico, Marco Goldoni. Soggiorni inei paesi visitati da Tucci, Ovviamente, lettura di tutte le circa 350 opere di Tucci  e di una vasta bibliografia commessa. Ho anche ricostruito e incluso la biografia di 1360 personaggi politici, religiosi, culturali o mitologici citati nel libro che ebbero rapporti con Tucci, di cui talvota si sa poco o niente o di cui non si sapevano certi aspetti biografici inerenti al periodo storico.
Fino ad oggi non esisteva una vera e propria opera monografica su Tucci.
Che reazione si aspetta dal mondo politico e accademico? Era atteso un testo del genere?
Questa è la  prima monografia su Tucci e nel 2006  ho anche aperto il primo blog su Tucci. Nel mondo accademico internazionale questo libro era atteso da anni, sapevano che stavo lavorando a questo libro e lo aspettavano. Infatti ci ho lavorato per dieci anni esatti (solo per la ricerca, la scelta e la stesura), più due anni per l’editing e per renderlo fruibile da lettori con interessi per l’avventura, le esplorazioni e la storia. Ho ricevuto aiuti da studiosi, giornalisti, registi, bibliotecari di tutte le parti del mondo (pure da un giudice italiano!) e anche gente qualunque, i cui parenti erano connessi a Tucci: notizie, film, documenti, libri, indicazioni bibliografiche, consigli suggerimenti, informazioni, pagine di giornali d’epoca, foto. Sono tutti citati e ringraziati.
Che eredità rimane del suo operato?
Esiste attualmente una figura a lui analoga, chi è il Tucci di oggi? 
Rimangono le scoperte e le collezioni che ha donato all’Italia; rimangono gli ambiti di ricerca che ha lasciato specialmente nel campo dell’indologia, della tibetologia, della buddhologia, dell’iranistica, della storia e della storia dell’arte; rimangono le missioni archeologiche in Asia, per cui Andreotti disse che Tucci avrebbe meritato il Nobel, se ci fosse stato, e quindi lo stabilimento o il rafforzamento della diplomazia con quei paesi (specie Pakistan Afghanistan e Iran); rimangono le sue opere scritte, le traduzioni, le raccolte, le collezioni, le foto, preziose testimonianze, per esempio, di un Tibet in larga parte distrutto; rimane il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma da lui fondato e recentemente a lui intitolato, e la collezione di foto delle sue esplorazioni e i documentari, nonché alcune ceramiche orientali al Museo di Faenza; rimane la sua immensa biblioteca, donata all’ex IsMEO quindi allo Stato italiano, a tutti noi.
Ma rimane soprattutto il suo insegnamento, per cui bisogna “abbandonare alle frontiere della [nostra] terra quella boria europea di cui è tanto difficile spogliarsi” e guardare alle altre culture con empatia e rispetto.
Non esiste oggi un esploratore, studioso e politico al pari di Tucci, né in Europa né nel resto del mondo, per vastità di operato e per profondità. Con la sua opera ha spalancato le porte della conoscenza dell’Asia all’Europa – e viceversa.

31
Lug

Il Duce's Explorer, on the shelves at the Books from Asia studio in Parma

Exif_JPEG_PICTURE

The Italian language volumes of L’esploratore del Duce on display in the bibliographic studio Books from Asia (Libri dall’Asia) in Parma. Photo taken by the owner Mario Rossello.

28
Lug

Who was Giuseppe Tucci? Scholar, Explorer, Director of IsMEO, Mussolini's Spokesman

images (2)Tucci was one of the most prominent scholars of 20th century. A native of Italy, from the small town of Macerata, his name and his work are known throughout the world.

Tucci was an explorer in the Himalayan countries during the Fascist regime and the golden years of Christian Democracy, when foreigners were still barred entrance into those lands. He spoke and read in numerous languages, ancient and modern, and was a voracious scholar and insatiable collector of books, manuscripts, art works and archeological artifacts, whether Buddhist, Hindu, Bon, Iranian, Japanese, or from the vast regions of central, southern, and eastern Asia.

28
Lug

Il Duce's Explorer: The Adventures of Giuseppe Tucci and the Italian Policy in Orient from Mussolini to Andreotti: With the Correspondence of Giulio Andreotti

cover_sidebar

The idea of writing a history of the Italian scholar Giuseppe Tucci (1894-1984) developed initially from an exchange of Sanskrit letters between Tucci and the pandit, Hem Raj Sharma (1879-1953), the Royal Preceptor of Nepal, which I first came across in late 1998, early 1999.

The book in its original Italian was published on January 29, 2012 by the publishers Memori (Rome) and Asiatica Association (Milan), in two volumes totaling 1,495 pages. In truth, this first printing was a proof, in order to partake in a national competition (a qualification for full and associate professors) – which I am grateful to have won!

The second edition, this time intended for the public, was printed on August 13, 2012, and became an immediate and unexpected success, receiving excellent reviews, both scientific and journalistic.

© Copyright 2012-2015 Enrica Garzilli. All rights reserved.